La fibromialgia è un disturbo non strettamente infiammatorio che provoca dolore generalizzato di tipo muscolo-scheletrico, che può peggiorare con l’affaticamento o l’uso muscolare eccessivo. Non c’è una causa specifica e determinata per questo disturbo, bensì una molteplicità di fattori possono fungere da fattori di rischio e di innesco, tra cui quelli psicosociali. Vediamo di che cosa si tratta qui di seguito.
Concetti introduttivi
Si stima che la fibromialgia riguardi circa il 3% della popolazione generale ed il 90% dei casi coinvolge le donne, generalmente giovani o di mezza età. Questo disturbo è significativamente collegato allo stress psicofisico ed è caratterizzato da dolori diffusi e presenti persistentemente da almeno tre mesi, accanto a rigidità ed indolenzimento dei muscoli, insieme ad una varietà di sintomi cognitivi come un senso di spossatezza, mancanza di concentrazione, mal di testa o difficoltà di memoria e disturbi del sonno. Benché nella fibromialgia ogni parte del corpo possa essere coinvolta il dolore si localizza soprattutto a livello delle spalle, del collo, del tronco, della regione lombare e delle cosce.
Spesso dagli approfondimenti diagnostici non sono riscontrabili alterazioni dal punto di vista della struttura muscolo-scheletrica o degli esami di routine, mentre i marcatori infiammatori sono frequentemente nella normalità o talvolta solo lievemente aumentati.
Dolore fisico ed emotivo
La fibromialgia può insorgere in seguito ad uno stress emotivo rilevante oppure dopo un trauma dal forte impatto sulla persona. In merito diversi studi hanno confermato l’associazione tra lo stress psicologico e lo sviluppo della fibromialgia, specialmente secondo una forma con sintomi più accentuati e resistenti. Per esempio questo disturbo è significativamente più comune nelle persone che hanno affrontato abusi durante il periodo dell’infanzia, molestie sessuali, depressione, disturbo da stress post-traumatico, spiccata insoddisfazione nel mondo lavorativo, periodi di gravi difficoltà economiche, senza tralasciare possibili stress fisici come per esempio in seguito ad incidenti stradali. Si stima che nel circa due terzi dei pazienti si può riscontrare problematiche psicologiche rilevanti dal punto di vista personale, affettivo e/o sociale.
I meccanismi coinvolti
E’ importante sottolineare che l’aspetto chiave della fibromialgia risiede in una sensibilizzazione esagerata ed amplificata dei segnali dolorifici che raggiungono il sistema nervoso centrale piuttosto che essere un problema “alla periferia del corpo”, come avviene invece nelle patologie reumatologiche tradizionalmente infiammatorie (es. artrite reumatoide). In sintesi secondo un modello cosiddetto biopsicosociale nel percorso che porta alla fibromialgia le persone diventano molto più sensibili nei confronti delle sensazioni e delle stimolazioni corporee, persino di per sé non dolorose, ma interpretati dal cervello come tali. In aggiunta, anche il possibile riscontro di neuropatia delle piccole fibre nervose, responsabili della trasmissione del dolore, può essere conseguente ad uno stress fisico o psicologico importante e continuativo nel tempo.
A supporto di tutto ciò ricerche basate sulla rilevazione dei dati con la risonanza magnetica funzionale mostrano tipicamente alterazioni nei circuiti e processi cerebrali coinvolti nell’elaborazione del dolore. Ne consegue che un aspetto chiave della fibromialgia risiede nella cosiddetta neuro-sensibilizzazione nei confronti del dolore ormai cronicizzato. In aggiunta, è spesso documentabile un’alterazione nell’attività del sistema nervoso autonomo, il quale è deputato al controllo di molteplici ambiti neurofisiologici come per esempio la vasocostrizione, la frequenza cardiaca, la motilità intestinale, la temperatura corporea e l’attenzione mentale.
Sempre correlati al grado di sofferenza psicofisica sono anche i cambiamenti dal punto di vista del sistema ormonale, come per esempio le deviazioni nel profilo del rilascio degli ormoni glucocorticoidi, i quali vengono rilasciati dalle ghiandole surrenali e la cui mancata ritmicità nel corso della giornata si può contribuire alla persistenza dei sintomi ed ostacolare il recupero.
Consigli per il trattamento della fibromialgia
La difficoltà nell’affrontare il disagio emotivo, le preoccupazioni ricorrenti in merito al disturbo ed ai suoi sintomi, così come la spiccata tendenza a provare ansia possono aggravare i meccanismi coinvolti nello sviluppo della fibromialgia, portando anche ad una sua maggiore cronicizzazione. Viceversa, riportare ad un nuovo equilibrio il sistema neuro-endocrino, che possiamo considerare eccessivamente in stato di attivazione e tensione persistente a causa della minaccia incombente del dolore, consente di interrompere il circolo vizioso, che dal dolore porta all’amplificazione della percezione del dolore stesso.
In conclusione per la fibromialgia un approccio non soltanto diretto al corpo “organico” non è sufficiente, bensì nel trattamento è opportuno tenere in considerazione anche gli aspetti mentali e sociali che riguardano la persona in toto. Nello specifico effettuiamo consulti specialistici in merito ai fattori legati alla persona, al suo benessere psicofisico ed al suo stile di vita, che ruotano attorno a questo disturbo e seguiamo un approccio di trattamento non farmacologico e non soltanto sintomatico, bensì diretto a cambiare alla radice le cause perpetuanti ed aggravanti il dolore muscolo-scheletrico. A titolo di esempio, oltre alle sedute psicologiche, tra le metodiche utili effettuiamo molteplici tecniche di rilassamento, Biofeedback, Neurofeedback, e/o Mindfulness sensoriale-motorio.
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Riferimenti bibliografici principali:
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