Il disturbo da deficit di attenzione ed iperattività non è caratterizzato soltanto da difficoltà nelle relazioni sociali ed amicali, bensì anche da problemi nel mondo online ed iper-connesso della tecnologia digitale come per esempio per quanto riguarda i social media, le chat oppure i videogiochi. Le interazioni tra i processi psicologici e l’esposizione ai media digitali possono portare ad un maggior rischio di sviluppare in futuro i sintomi tipici di questo disturbo oppure aggravarne le difficoltà cognitive ed interpersonali.
Disturbo ADHD: un’introduzione
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Il disturbo da deficit di attenzione con o meno iperattività (ADHD) è un disturbo caratterizzato appunto dalla grave incapacità di mantenere il focus attentivo su un’attività o un compito, insieme a forte distraibilità o difficoltà nell’organizzazione o comportamenti impulsivi ed irrequieti in molteplici contesti come può verificarsi durante gli hobby, a scuola, con gli amici o nel contesto lavorativo o sportivo. Benché in passato si ritenesse l’ADHD un disturbo solo dell’infanzia, attualmente le forme comparse nell’adolescenza o nell’età adulta appaiono significative e determinanti sofferenza e difficoltà in diversi ambiti.
L’ADHD non è una patologia genetica, bensì risente in primo luogo dei fattori esterni o ambientali, tra i quali una mole di ricerche iniziate fin dagli anni ’80 evidenziano il ruolo dei media digitali nella crescita dei casi diagnostica di ADHD.
Il contesto attuale: un trend pericoloso?
Attualmente gli sviluppi tecnologici sono a tal punto diversificati (es. social networks, videogiochi, TV, streaming di musica, video, chat) e disponibili ogni momento da costituire una fonte di stimolazione pervasiva e senza dubbio dagli effetti mentali o emotivi intensi. Uno studio recente ha osservato che tanto più è frequente l’uso dei media digitali durante l’adolescenza quanto più il rischio di sviluppare sintomi inquadrabili come ADHD aumenta negli anni successivi. Dato che l’adolescenza rappresenta un periodo dello sviluppo durante il quale maturano i circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione del comportamento e dell’attenzione non sorprende che gli adolescenti risultino particolarmente vulnerabili a queste stimolazioni ambientali. A ciò si aggiungono ulteriori evidenze da parte delle ricerche che hanno esplorato gli effetti dell’uso problematico e dell’esposizione ai contenuti online di vario genere sui sintomi dell’ADHD.
I processi psicologici implicati
I meccanismi coinvolti possono riguardare le conseguenze sulla cognizione derivanti dalle frequenti notifiche che compaiono quando arrivano nuovi messaggi, post, chiamate o inviti ai videogiochi. L’esposizione a tali eventi non può che attirare l’attenzione lontano da compiti più focalizzati e peggiorando quindi le capacità di organizzare le varie attività quotidiane. In aggiunta, la stimolazione digitale così pervasiva e frequente rende gli utilizzati più abituati a ricevere stimolazione continue e risposte rapide al punto tale da inficiare negativamente sulla normale capacità di regolazione degli impulsi, della pazienza e delle emozioni associate. Si crea anche un circolo vizioso dovuto al fatto che le persone scelgono nei media contenuti in linea con le loro predisposizioni cognitive e questa esposizione a sua volta complica i comportamenti impulsivi, disorganizzati ed irrequieti.
L’ipotesi “scan and shift” sostiene che il ritmo rapido e superficiale dei media tecnologici può abituare la persona a dirigere in pari modo la propria attenzione indebolendo pertanto le capacità mentali nel mantenere la concentrazione durante compiti più impegnativi e prolungati. In aggiunta si ritiene che il ritmo rapido e superficiale dei media digitali abitui la persona ad utilizzare le proprie capacità cognitive in modo similare, perché ormai incapace ad autoregolarsi se non tramite il supporto tecnologico esterno. Senza tralasciare che svolgere più attività contemporaneamente (media multitasking) è associata a problemi di disattenzione e difficoltà di apprendimento.
L’esposizione ai media digitali e social può avere dei risvolti negativi sulla salute mentale.
In alcuni casi l’uso continuativo di PC, tablet, smartphone può essere anche il tentativo di trovare un rifugio falsamente sicuro rispetto al mondo reale esterno, che è fatto di relazioni con le altre persone e di compiti od attività da svolgere. Ciò è coerente con il fatto che le persone con diagnosi di ADHD hanno spesso difficoltà a relazionarsi con gli altri e mostrano generalmente scarsi risultati scolastici o lavorativi. Non è un caso che i bambini con ADHD siano maggiormente a rischio di sviluppare dipendenza dai giochi online. In aggiunta, l’esposizione eccessiva aumenta il rischio di sedentarietà, disturbi del sonno ed isolamento sociale tali da aprire le porte o aggravare i comportamenti dipendenti da Internet.
Il Neurofeedback può essere di aiuto
Presso il nostro Centro ci occupiamo del disturbo da deficit di attenzione/iperattività attraverso la metodica del Neurofeedback, che consiste in un approccio non farmacologico utile per gestire i sintomi cognitivi ed emotivi ed i comportamenti disadattativi. In breve, attraverso una strumentazione specifica è possibile aiutare la persona a prendere consapevolezza delle difficoltà nell’attenzione e nell’autoregolazione comportamentale evidenziando sia ciò che emerge in seduta dal punto di vista soggettivo che dal punto di vista neuropsicologico mediante l’analisi dei segnali relativi all’attività cerebrale. Infine, insieme al supporto dello specialista, il Neurofeedback permette alla persona di abbandonare le vecchie strategie disfunzionali di regolazione mentale ed emotiva per apprendere nuove modalità al fine di migliorare il focus attentivo, l’integrazione dell’esperienza emotiva ed i comportamenti impulsivi mediante training da personalizzare in seguito ad un primo consulto.
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Riferimenti bibliografici principali:
- Dekkers TJ, van Hoorn J. Understanding Problematic Social Media Use in Adolescents with Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder (ADHD): A Narrative Review and Clinical Recommendations. Brain Sci. 2022 Nov 26;12(12):1625;
- Ra CK, Cho J, Stone MD, et al. Association of Digital Media Use With Subsequent Symptoms of Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder Among Adolescents. JAMA. 2018;320(3):255–263;
- Thorell LB, Burén J, Ström Wiman J, Sandberg D, Nutley SB. Longitudinal associations between digital media use and ADHD symptoms in children and adolescents: a systematic literature review. Eur Child Adolesc Psychiatry. 2024 Aug;33(8):2503-2526;
- Ali Z, Janarthanan J, Mohan P. Understanding Digital Dementia and Cognitive Impact in the Current Era of the Internet: A Review. Cureus. 2024 Sep 23;16(9):e70029.
