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L’infertilità nell’uomo può essere dovuta a molteplici fattori tra cui un numero crescente di studi punta l’attenzione sulle conseguenze della tossicità sulla salute riproduttiva. Non dovrebbe sorprendere che la continua riduzione dei sistemi naturali parallelamente al rilascio di sostanze nocive ed all’impatto delle società umane sugli ecosistemi residui provochino a loro volta ripercussioni sul nostro organismo. Per questi motivi, in questo articolo del Longeva approfondiamo gli effetti negativi dell’inquinamento ambientale sull’infertilità maschile evidenziando il suo ruolo come un vero e proprio fattore di rischio.

Il calo della fertilità nell’uomo

È ormai dimostrato che la fertilità maschile è in progressivo declino nel corso degli ultimi decenni nei paesi altamente industrializzati. Ciò è stato evidenziato da un’ampia mole di studi che hanno riscontrato alterazioni quantitative e qualitative dello sperma. È importante sottolineare che queste modificazioni non sono attribuibili tout court solamente all’obesità, alla genetica, all’utilizzo di droghe, al fumo o all’alcool, bensì possono essere anche il frutto di un’esposizione persistente agli inquinanti ambientali.

Gli effetti negativi sulla fertilità maschile non sono generalmente dovuti ad un’esposizione acuta e massiccia (es. incidente sul lavoro), bensì nella maggior parte dei casi avvengono attraverso un accumulo nocivo, cronico e silenzioso. Di fatto, ad eccezione dei sempre più ristretti habitat naturali incontaminati, si può dire che ogni persona sia esposta ad una miriade di sostanze chimiche tossiche giorno dopo giorno, soprattutto nei contesti urbani, metropolitani e vicino ai sistemi di agricoltura intensiva.

Più di 4 casi di infertilità maschile su 10 non hanno una causa nota.

Sempre più ricerche mettono in guardia i cittadini e le istituzioni sull’uso indiscriminato e sulla diffusione malregolata dei composti tossici di origine antropica, in particolare per quanto attiene alle ricadute sulla salute riproduttiva di donne e uomini.

Le conseguenze dei pesticidi

Secondo una definizione generale i pesticidi vengono utilizzati per la prevenzione o l’eliminazione degli insetti, funghi o animali sgraditi al fine di aumentare la produzione agricola e facilitare il processamento, lo stoccaggio ed il trasporto delle materie prime alimentari. Benché inizialmente i primi effetti riproduttivi furono messi in luce in relazione al DDT, ad oggi si contano circa un centinaio di pesticidi che mostrano effetti simil-ormonali ed in grado potenzialmente di impattare sui parametri della fertilità. In particolare si segnalano gli effetti nocivi degli organofosfati, che rappresentano almeno il 40% dei pesticidi usati attualmente, e dell’atrazina. Questi pesticidi provocano una riduzione della conta, della mobilità, della vitalità spermatica e dell’ormone testosterone.

Che cosa sono gli interferenti endocrini?

Gli interferenti endocrini sono sostanze chimiche in grado di imitare o bloccare le attività dei normali ormoni del corpo interagendo a livello dei loro recettori cellulari. Gli interferenti endocrini sono altamente diffusi e sono presenti in un ampio numero di prodotti come per esempio: plastiche, shampoo, vestiti, deodoranti, giocattoli, cosmetici ed inchiostro per tatuaggi. Ma al giorno d’oggi la diffusione degli interferenti endocrini si è estesa anche all’ambiente naturale al punto tale che è possibile rintracciarli anche nei cibi e nell’acqua (es. falde acquifere).

All’interno di questo gruppo di sostanze vi sono gli ftalati, che vengono incorporati nella plastica per aumentarne la flessibilità e trasparenza, ma purtroppo sono ormai ubiquitari nei contesti antropomorfizzati. Gli ftalati sono in grado di incidere sulla fertilità a causa degli effetti negativi sull’equilibrio ormonale e di conseguenza sulla qualità spermatica.

Metalli pesanti e aria inquinata

Un eccesso di metalli pesanti nel corpo risulta tossico per la produzione spermatica e l’asse ormonale delle gonadi. Alcuni di questi metalli pesanti possono essere considerati vere e proprie tossine riproduttive a cause dei loro effetti ormonali e del danno agli spermatozoi. In particolare gli studi evidenziano gli effetti negativi da parte dei seguenti metalli pesanti:

  • Cadmio. L’esposizione avviene tramite: fumo, smaltimento metallurgico, batterie, pigmenti, vernici, placcature elettriche, batterie, plastiche, gomma sintetica, processi fotografici e di incisione;
  • Piombo: vecchie vernici, batterie, fusi e leghe industriali, alcuni tipi di saldatura, erbe ayurvediche malcontrollate, smalti delle ceramiche, proiettili e piombi per la pesca, pinture artistiche e giunture al piombo nelle tubature comunali;
  • Arsenico: alimenti oppure acqua contaminati, insetticidi, rodenticidi, fungicidi, prodotti per la protezione del legno, erbe ayurvediche di bassa qualità, processi legati alla siderurgia, raffinazione, placcatura ed incisione.

L’esposizione tossinica è cresciuta parallelamente al declino della fertilità generale.

In aggiunta gli inquinanti dell’aria consistono di particolato atmosferico (es. PM10), ozono, diossido d’azoto ed il monossido di carbonio. Questa tipologia di esposizione è considerata uno dei fattori di rischio più rilevanti per la salute generale ed è associata allo sviluppo di malattie cardiovascolari, danni al DNA, alcuni tumori e probabilmente alterazioni della funzionalità e forma degli spermatozoi.

Effetti a lungo termine

Come anticipato sopra l’accumulo tossinico avviene spesso in modo continuativo, ma inosservato a causa dell’esposizione all’aria, acqua, cibi e prodotti di uso quotidiano. Le conseguenze di tutto ciò impiegano anno per manifestarsi tramite sintomi o disturbi, altrimenti difficilmente spiegabili. In merito alcuni studi mettono in luce possibili effetti a lungo termine persino in seguito ad un’esposizione durante la gravidanza ed in grado di influenzare il successivo sviluppo delle gonadi.

Longeva e detossificazione

Il miglior modo per ridurre o neutralizzare gli effetti degli inquinanti ambientai è ovviamente l’evitamento delle fonti di esposizione tramite il contatto cutaneo, l’inalazione o l’ingestione. Ma ciò spesso non basta. Per questi motivi il Longeva Studio propone percorsi di detossificazione dell’organismo al fine di favorire l’eliminazione delle sostanze ambientali nocive, le quali, come abbiamo scritto, possono essere implicati in casi di infertilità maschile non ottimale. Presso il nostro Centro effettuiamo consulenze, analisi innovative del grado di tossicità organica e trattamenti mirati alla detossificazione secondo un approccio di cura personalizzato.

Contattaci per maggiori informazioni o per un primo appuntamento. La nostra segreteria è lieta di ascoltarTi.

Riferimenti bibliografici principali:

  • Carré J, Gatimel N, Moreau J, Parinaud J, Léandri R. Does air pollution play a role in infertility?: a systematic review. Environ Health. 2017 Jul 28;16(1):82;
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  • Sharma A, et al. Endocrine-disrupting chemicals and male reproductive health. Reprod Med Biol. 2020 Apr 14;19(3):243-253;
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Domande Frequenti

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Qual è il legame tra inquinamento ambientale e infertilità maschile?

L'inquinamento ambientale è sempre più riconosciuto come un significativo fattore di rischio per l'infertilità maschile. Studi crescenti evidenziano come il rilascio di sostanze nocive e l'impatto delle attività umane sugli ecosistemi possano provocare ripercussioni sulla salute riproduttiva, portando ad alterazioni quantitative e qualitative dello sperma.

Come contribuisce l’esposizione agli inquinanti al calo della fertilità nell’uomo?

Il calo della fertilità maschile nei paesi industrializzati è parzialmente attribuibile a un'esposizione persistente e spesso silenziosa a inquinanti ambientali. A differenza di esposizioni acute, gli effetti negativi si manifestano tipicamente attraverso un accumulo nocivo e cronico di sostanze tossiche nel tempo, che compromettono la funzione riproduttiva.

Quali sono i principali tipi di inquinanti ambientali che possono influire sulla fertilità maschile?

Tra i principali inquinanti ambientali figurano sostanze chimiche tossiche di origine antropica, inclusi i pesticidi e altri composti rilasciati in contesti urbani, metropolitani e nelle aree di agricoltura intensiva. La diffusione indiscriminata di tali composti è oggetto di crescente preoccupazione per le sue ricadute sulla salute riproduttiva.

È vero che molti casi di infertilità maschile non hanno una causa apparente?

Sì, è stato riscontrato che più di 4 casi su 10 di infertilità maschile non presentano una causa nota. Questa incidenza suggerisce che fattori ambientali, spesso misconosciuti o sottovalutati, possano giocare un ruolo determinante in assenza di altre spiegazioni tradizionali come genetica, fumo, alcol o obesità.

In che modo l’accumulo di sostanze tossiche influisce sugli spermatozoi?

L'accumulo cronico di sostanze tossiche può indurre alterazioni sia nella quantità (numero) che nella qualità (motilità, morfologia) degli spermatozoi. Questi cambiamenti sono il risultato di processi biologici complessi che possono danneggiare il DNA spermatico, alterare la produzione ormonale o compromettere direttamente la funzionalità testicolare.

Il declino della fertilità maschile è un fenomeno recente?

Sì, è ormai dimostrato che la fertilità maschile è in progressivo declino da diversi decenni, in particolare nei paesi ad alto tasso di industrializzazione. Questa tendenza è stata ampiamente documentata da numerosi studi che hanno osservato un peggioramento delle caratteristiche dello sperma.

Oltre all’infertilità, l’inquinamento ambientale può causare altri problemi di salute?

Certamente. L'esposizione a inquinanti ambientali è associata a una vasta gamma di problematiche di salute che vanno oltre la sfera riproduttiva. Ad esempio, può influire sulla funzione tiroidea, come approfondito nell'articolo su Ipotiroidismo ed inquinanti ambientali, o contribuire a disturbi metabolici e neurologici. Per una valutazione del proprio stato di salute, è possibile contattare i nostri specialisti al 039 2914149 o via email a info@cembio.it.

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