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Gli xenobiotici sono sostanze ambientali ed estranee al corpo, che possono provocare alterazioni e disfunzioni a livello cellulare e fisiologico. Un gran numero di studi sottolinea il ruolo nocivo degli spazi urbani, industrializzati, così come dell’esposizione agli inquinanti e della riduzione degli habitat naturali. Quali conseguenze ha tutto ciò sulla salute? Approfondisci di più nei seguenti paragrafi.

Che cosa sono gli xenobiotici?

Gli xenobiotici sono sostanze chimiche che normalmente non dovrebbero essere presenti nell’ambiente degli organismi viventi. Benché il termine xenobiotico sia per lo più visto come un sinonimo di sostanze di sintesi, è opportuno specificare che può riferirsi anche a molecole naturali o biologiche a concentrazioni molto più alte del normale, oppure prodotte da alcuni organismi come meccanismo di difesa, come nel caso per esempio delle tossine rilasciate dai batteri, funghi o persino piante. In generale si considerano xenobiotici gli inquinanti, i farmaci, le molecole di sintesi industriale, gli additivi alimentari o e sostanze prodotte dalla cottura o dall’utilizzo di alte temperature.

Gli xenobiotici sono sostanze estranee al normale metabolismo degli esseri viventi.

L’esposizione agli xenobiotici può avvenire tramite l’acqua, il cibo, la pelle e l’aria. Nel corpo un ruolo importante nella neutralizzazione di queste sostanze è svolto dal fegato e dai reni. Qualora gli xenobiotici non vengano metabolizzati adeguatamente possono accumularsi nel corpo promuovendo lo sviluppo di malattie croniche e di stati infiammatori. In maggior dettaglio gli effetti nocivi degli xenobiotici dipendono dalle seguenti variabili:

  • Tempo e grado di esposizione;
  • Suscettibilità genetica;
  • Accumulo adiposo;
  • Presenza pregressa di malattie;
  • Qualità del microbiota intestinale;
  • Alterazione dei processi di detossificazione.

Tossicità e i rischi per la salute

Nel 2012 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che circa il 23% di tutte le cause di morte è attribuibile a cause ambientali, le quali comprendono il fumo, l’inquinamento, le radiazioni, il rumore, il cambiamento climatico e lo sfruttamento del suolo. Non deve sorprendere pertanto che un numero crescente di studi mette in collegamento la salute con la salubrità dell’ambiente e degli spazi ecologici residui.

Si stima che l’inquinamento dell’aria sia responsabile di circa 5 milioni di morti all’anno ed è considerato uno dei 10 fattori di rischio globali più critici. Le persone esposte giorno dopo giorno al PM2.5 o 10 mostrano un maggior rischio di malattie croniche come per esempio il diabete, le malattie cardiovascolari, polmonari, renali e tumorali, e persino nascite pretermine, asma e spettro autistico nei bambini. Risultati similmente negativi sono stati evidenziati per quanto riguarda gli ossidi d’azoto, di zolfo (emessi dalla combustione dei derivati del petrolio) ed il monossido di carbonio rilasciato dai motori e dalle stufe.

All’interno della classa dei composti di sintesi si segnalano per gli effetti negativi il butadiene e gli idrocarburi, i quali sono presenti in un ampio numero di prodotti tra cui vernici, gomme, detergenti, combustibili e solventi, e sono stati associati al rischio del Parkinson. In aggiunta l’esposizione massiccia e continuativa a solventi organici, riscontrabili in pitture, vernici, lacche, adesivi, colle, sgrassanti, detergenti, e nella produzione di coloranti, polimeri, materie plastiche, tessuti, inchiostri da stampa, prodotti agricoli e farmaceutici potrebbe aumentare il rischio di patologie neurologiche e reumatologiche.

Un altro esempio è dato da bisfenolo-A, utilizzato per le plastiche, le resine epossidiche ed il packaging, con possibilità ripercussioni sull’aumento ingiustificato del peso e sul rischio di diabete. Per quanto riguarda la salute ormonale femminile si segnalano anche i bifenili policlorurati (PCB), molto apprezzati in passato nelle produzioni industriali a causa della loro stabilità e non infiammabilità, ed il derivato degli ftalati MEHHP, presente nei cosmetici, con potenziali ripercussioni sull’endometrio.

Gli xenobiotici ambientali possono influenzare il sistema immunitario, endocrino, riproduttivo e neurologico.

Senza dimenticare che anche i pesticidi sono stati associati in molti studi a diverse patologie sia nei bambini che negli adulti. In particolare le malattie neurodegenerative (es. Alzheimer, Parkinson) e tumori. Infine, anche i metalli pesanti possono essere pericolosi, in quanto per esempio l’alluminio è posto in correlazione con la demenza, il cadmio al tumore al polmone e l’arsenico con il diabete.

Infine, un gran numero di sostanze tossiche ambientali è classificato al pari di interferenti endocrini, cioè in grado di incidere negativamente sull’equilibrio ormonale. Tutto ciò può portare a malfunzionamenti nei meccanismi di produzione, trasporto e metabolismo degli ormoni del corpo con potenziali effetti sul sistema ormonale e riproduttivo (es. infertilità).

Queste evidenze sono supportate dal fatto che secondo altri studi il vivere in grandi città o in prossimità di strade trafficate è associato ad una minore qualità di salute (es. rischio diabete e malattie infiammatorie intestinali), mentre il verde naturale sembra protettivo sia per gli adulti che per la nascita dei più piccoli.

Percorsi di detossificazione dell’organismo

Come risulta ben chiaro da questo articolo l’esposizione ambientale rappresenta un fattore determinante delle condizioni di salute ed agisce frequentemente in modo sottosoglia e cronicizzato. Gli effetti tossici sono in grado di influenzare negativamente numerosi processi biologici aumentando la vulnerabilità alla comparsa di disturbi apparentemente inspiegabili, oppure al peggioramento di malattie pregresse, persino in coloro che ritengono di seguire uno stile di vita sano.

Per questi motivi il Longeva Studio affronta le problematiche connesse all’accumulo, spesso silente, di sostanze nocive e tossiniche attraverso consulenze specialistiche, test innovativi per la valutazione del reale accumulo organico ed infine tramite terapie e trattamenti mirati alla riduzione ed all’eliminazione di queste sostanze dannose.

Se vuoi approfondire di più questi argomenti contatta la nostra segreteria per fissare un primo appuntamento.

Riferimento bibliografici principali:

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Domande Frequenti

Che cosa sono gli xenobiotici e come si distinguono dalle sostanze naturali?

Gli xenobiotici sono sostanze chimiche estranee al normale metabolismo degli organismi viventi e solitamente assenti nel loro ambiente, capaci di provocare alterazioni e disfunzioni a livello cellulare e fisiologico. Tra questi possono rientrare anche le neurotossine. Sebbene il termine sia spesso associato a composti di sintesi industriale (come inquinanti, farmaci, additivi alimentari), può includere anche molecole naturali o biologiche presenti a concentrazioni insolitamente elevate o prodotte come meccanismi di difesa da organismi come batteri o funghi.

Quali sono le principali vie attraverso cui gli xenobiotici possono entrare nel corpo umano?

L'esposizione agli xenobiotici può avvenire attraverso diverse vie: l'ingestione di acqua o cibo contaminati, l'assorbimento cutaneo e l'inalazione di aria inquinata. Queste sostanze, una volta nell'organismo, possono interagire con i sistemi biologici.

Qual è il ruolo del fegato e dei reni nel metabolismo degli xenobiotici?

Fegato e reni svolgono un ruolo cruciale nella neutralizzazione e nell'eliminazione degli xenobiotici dal corpo. Essi metabolizzano queste sostanze per renderle meno tossiche e più facili da espellere, agendo come principali organi detossificanti.

Quali fattori influenzano la tossicità e gli effetti nocivi degli xenobiotici sulla salute?

Gli effetti nocivi dipendono da diverse variabili, tra cui il tempo e il grado di esposizione, la suscettibilità genetica individuale, l'accumulo adiposo, la presenza di malattie pregresse, la qualità del microbiota intestinale e l'efficienza dei processi di detossificazione del corpo.

Gli xenobiotici possono contribuire allo sviluppo di malattie croniche e stati infiammatori?

Sì, qualora gli xenobiotici non vengano metabolizzati adeguatamente, possono accumularsi nel corpo, promuovendo lo sviluppo di stati infiammatori cronici e contribuendo all'insorgenza di diverse patologie. Ad esempio, gli inquinanti ambientali sono stati correlati a disfunzioni tiroidee. Per un'analisi approfondita e un supporto personalizzato, i nostri specialisti offrono consulenze dedicate; può contattarci al numero 039 2914149 o scrivendo a info@cembio.it.

Che impatto ha l’ambiente urbano e industrializzato sull’esposizione agli xenobiotici?

Gli studi evidenziano che gli spazi urbani e industrializzati, caratterizzati da inquinamento e riduzione degli habitat naturali, aumentano significativamente l'esposizione agli xenobiotici, con conseguenti alterazioni e disfunzioni a livello cellulare e fisiologico per gli organismi viventi, aggravando il carico tossico complessivo.

Il microbiota intestinale gioca un ruolo nella gestione degli xenobiotici?

Assolutamente sì. La qualità e la funzione della flora intestinale sono fattori determinanti nell'influenzare gli effetti degli xenobiotici. Un microbiota sano può contribuire al loro metabolismo e alla loro eliminazione, mentre una disbiosi può peggiorarne gli effetti e aumentare il rischio di accumulo. Per approfondimenti, si può considerare un approfondimento metabolomico intestinale.

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