In questo articolo approfondiremo l’utilità di analizzare ciò che accade a livello intestinale dal punto di vista metabolomico, cioè tramite l’esame della produzione di molteplici metaboliti di origine microbica. Questa prospettiva consente di cogliere in maggior dettaglio quali sono le caratteristiche di un’eventuale disbiosi intestinale e le possibili conseguenze sulla salute generale, e non soltanto intestinale, della persona.
Introduzione generale
Argomenti
Con il termine microbiota per definizione si intende l’insieme dei microrganismi che colonizzano naturalmente il tratto gastrointestinale, includendo migliaia di specie differenti di batteri, funghi e persino virus. Secondo un numero crescente di ricerche questo ecosistema microbico è in grado di esercitare effetti sull’organismo “ospite”, specialmente dal punto di vista delle risposte infiammatorie. Quest’abilità deriva dai seguenti processi principali:
– Espressione di molecole molto similari a quelle umane;
– Cambiamenti nella permeabilità della barriera intestinale;
– Rilascio di sostanze, dette metaboliti.
L’azione dei metaboliti di origine intestinale
I batteri intestinali sono coinvolti in attività metaboliche sintetizzando un’ampia varietà di sostanze attive non soltanto a livello dell’intestino, ma anche del sistema immunitario e dell’equilibrio metabolico come per esempio in merito alla regolazione degli zuccheri semplici.
Per esempio, a livello soprattutto del colon le fibre vegetali normalmente indigeribili vengono trasformate grazie alla fermentazione batterica nei cosiddetti acidi grassi a catena corta. Questi ultimi vengono utilizzati dalle cellule intestinali come fonte di energia, oltre a stimolare la produzione di muco e mantenere il corretto pH nell’intestino, favorendo perciò una maggiore protezione dell’intestino. Senza tralasciare il fatto che queste sostanze mostrano anche effetti sistemici di tipo anti-infiammatorio.
Oppure nel tratto gastrointestinale le proteine introdotte vengono degradate ad amminoacidi e questi a loro volta possono venire utilizzati dal microbiota intestinale per produrre diversi metabolici protettivi oppure nocivi. A titolo di esempio la molecola detta TMAO è prodotta a partire da diversi contenuti alimentari ed esercita influenze favorenti l’aterosclerosi dei vasi, lo stress ossidativo e lo stato infiammatorio silente, così come da alcuni amminoacidi derivano specifiche tossine, come il p-cresolo che esercita effetti negativi anche su organi lontani dall’intestino.
In aggiunta i batteri intestinali sono capaci di modificare la forma chimica degli acidi biliari, i quali vengono prodotti dal fegato e servono per l’assorbimento dei grassi e di alcune vitamine. Una condizione di disbiosi intestinale può pertanto influire sul rilascio nel lume dell’intestino di derivati degli acidi biliari determinando un maggiore stimolo pro-infiammatorio.
I vantaggi dell’esame
L’analisi di tipo metabolomico dello stato di salute intestinale offre diversi vantaggi rispetto ad altri approfondimenti, come per esempio in confronto all’analisi del microbiota. Quest’ultima permette di misurare la concentrazione di determinati generi batterici, ma non è in grado di fornire una visione accurata di ciò che realmente questi microrganismi stanno producendo, perché non è detto che la mera presenza di un microrganismo corrisponda alla sua attività biochimica. Ne consegue che un approfondimento metabolomico apporta maggiori informazioni sul bilanciamento degli effetti benefici o nocivi delle diverse sostanze prodotte dal microbiota stesso, pur in relazione con gli aspetti dietetici e con l’eventuale presenza di fattori patologici.
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