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Per disbiosi putrefattiva si intende un tipo di disbiosi caratterizzata dalla trasformazione delle proteine e degli amminoacidi dietetici in altri composti chimici potenzialmente nocivi per il benessere intestinale. Scopriamo di più su questo argomento nel seguente articolo del Longeva. Buona lettura!

Concetti chiave

Una parte dei nutrienti che non sono assorbiti dall’intestino tenute vanno incontro a trasformazione da parte dei microrganismi che abitano le successive parti del tratto digerente, come il cieco ed il colon. Se da una parte la fermentazione dei carboidrati complessi è associata alla produzione di sostanze benefiche e ad una migliore regolarità intestinale, dall’altra parte quella delle proteine, detta anche fermentazione putrefattiva o semplicemente putrefazione, se eccessiva, può nuocere alla salute intestinale (e non solo). Di fatto un grande aumento dell’apporto proteico provoca il rilascio di proteine, peptidi ed amminoacidi nel colon dove vengono metabolizzati dai batteri secondo processi fermentativi in assenza di ossigeno.

Diversi studi evidenziano un maggior rischio di malattie infiammatorie intestinali in caso di un grande consumo di proteine, come per esempio in coloro che seguono diete iperproteiche, specialmente se di origine animale, spesso nel tentativo di perdere qualche chilo o seguendo qualche dieta alla moda. Si ipotizza che l’eccessiva presenza di proteine, i cambiamenti microbici conseguenti ed il rilascio di derivati possano contribuire al rischio o alla progressione delle malattie infiammatorie intestinale tra cui la colite ulcerosa ed il morbo di Crohn.

Le conseguenze della fermentazione proteica

In particolare la putrefazione intestinale provoca la formazione di acidi grassi ramificati, ammoniaca, ammine biogene, acido solfidrico, composti fenolici e nitrosammine. In generale gli effetti di queste sostanze sono i seguenti:

  • Minor rifornimento di energia e minore vitalità delle cellule intestinali;
  • Aumento della permeabilità della muocsa;
  • Reclutamento di cellule immunitarie pro-infiammatorie;
  • Riduzione dello strato di muco protettivo;
  • Potenziali danni al DNA.

La disbiosi putrefattiva è accompagnata dal rilascio di numerose sostanze dannose.

Le ricerche hanno messo in luce che i microrganismi intestinali non sono stabili o immutabili, bensì dinamici a seconda dello stile alimentare. Perciò un forte consumo proteico provoca un aumento dei processi responsabili della fermentazione proteica a discapito di quella dei carboidrati e delle fibre con una conseguente minore produzione di sostanze protettive (es. acido butirrico). Alcuni dei batteri coinvolti sono per esempio gli Streptococchi, i Bacteroides, i Clostridi e Lactobacilli. In merito la quantità e la digeribilità delle proteine alimentari svolge un ruolo importante nella composizione del microbiota.

A titolo di esempio il p-cresolo e l’indossil-solfato tendono ad essere più elevati in chi soffre di disturbi intestinali di natura infiammatoria o tumorale, e possono aggravare persino le malattie renali croniche. Anche un aumento di istamina può essere una conseguenza di un apporto rilevante di proteine o amminoacidi tramite la dieta o supplementi. Senza tralasciare che le proteine maldigerite o residue della digestione potrebbero scatenare effetti sensibilizzanti o allergizzanti.

Longeva per la protezione intestinale

Il termine disbiosi intestinale non indica un disturbo singolo, bensì racchiude un insieme di alterazioni microbiche dell’intestino che possono variare a seconda dei microrganismi interessati (es. batteri, virus, funghi intestinali) e dei processi cui sono principalmente responsabili, come il tema di questo articolo: la putrefazione delle proteine. Sulla base di quanto descritto sopra ne consegue che lo stile alimentare adottato dalla persona dovrebbe tenere in considerazione lo stato di salute intestinale e che un apporto proteico abbondante, spesso eccedente fortemente i reali fabbisogni dell’organismo, potrebbe essere controindicato in caso di disturbi intestinali (oltre che epatici e renali) con disbiosi putrefattiva, flatulenza, infiammazione e/o costipazione. Per questi motivi presso il Longeva Studio ci occupiamo di questi aspetti attraverso consulenze specialistiche ed analisi al fine di proporre alla Persona le cure e l’alimentazione più adatte in modo personalizzato tenendo in considerazione non solo le calorie o la quantità di nutrienti, ma anche come questi vengono di fatto utilizzati dal corpo.

Se questo articolo è stato di Tuo interesse e vuoi fissare un appuntamento, contatta la segreteria di Longeva.

Riferimento bibliografici principali:

  • Ma N, Tian Y, Wu Y, Ma X. Contributions of the Interaction Between Dietary Protein and Gut Microbiota to Intestinal Health. Curr Protein Pept Sci. 2017;18(8):795-808;
  • Gilbert MS, Ijssennagger N, Kies AK, van Mil SWC. Protein fermentation in the gut; implications for intestinal dysfunction in humans, pigs, and poultry. Am J Physiol Gastrointest Liver Physiol. 2018 Aug 1;315(2):G159-G170;
  • Rysz J, Franczyk B, Ławiński J, Olszewski R, Ciałkowska-Rysz A, Gluba-Brzózka A. The Impact of CKD on Uremic Toxins and Gut Microbiota. Toxins (Basel). 2021 Mar 31;13(4):252.

Domande Frequenti

Cos’è la disbiosi intestinale putrefattiva?

La disbiosi intestinale putrefattiva è una condizione caratterizzata dalla trasformazione eccessiva di proteine e amminoacidi alimentari in composti chimici potenzialmente nocivi. Questo processo avviene nel colon ad opera di specifici microrganismi e, se preponderante, può compromettere il benessere intestinale e generale. Per maggiori dettagli, può consultare l'articolo completo sulla disbiosi intestinale putrefattiva.

Quali sono le cause principali della disbiosi putrefattiva?

La causa principale della disbiosi putrefattiva è un elevato apporto proteico nella dieta, specialmente se le proteine sono di origine animale. Un eccesso di proteine non assorbite nell'intestino tenue raggiunge il colon, dove viene metabolizzato dai batteri attraverso processi fermentativi in assenza di ossigeno, favorendo la produzione di sostanze dannose.

In che modo la fermentazione proteica differisce dalla fermentazione dei carboidrati e quali sono le sue conseguenze?

Mentre la fermentazione dei carboidrati complessi nel colon è generalmente associata alla produzione di sostanze benefiche e a una migliore regolarità intestinale, la fermentazione proteica, o putrefazione, se eccessiva, può nuocere alla salute. Le conseguenze includono la formazione di composti come acidi grassi ramificati, ammoniaca, ammine biogene, acido solfidrico, composti fenolici e nitrosammine. Per comprendere meglio la funzione della flora intestinale, i nostri specialisti offrono un approfondimento dedicato.

Quali sostanze nocive vengono prodotte durante la putrefazione intestinale?

Durante la putrefazione intestinale vengono prodotte diverse sostanze potenzialmente dannose, tra cui acidi grassi ramificati, ammoniaca, ammine biogene, acido solfidrico, composti fenolici e nitrosammine. Queste molecole possono avere un impatto negativo sulla salute intestinale.

Come influisce la disbiosi putrefattiva sulla salute delle cellule intestinali?

Gli effetti della disbiosi putrefattiva sulla salute delle cellule intestinali includono un minor rifornimento di energia e una ridotta vitalità delle cellule stesse, un aumento della permeabilità della mucosa, il reclutamento di cellule immunitarie pro-infiammatorie, una riduzione dello strato di muco protettivo e potenziali danni al DNA. Questo quadro complessivo compromette l'integrità e la funzionalità dell'intestino.

Esiste un legame tra la disbiosi putrefattiva e le malattie infiammatorie intestinali (IBD)?

Sì, diversi studi evidenziano un maggior rischio di malattie infiammatorie intestinali (IBD), come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn, in caso di un elevato consumo di proteine e della conseguente disbiosi putrefattiva. Si ipotizza che l'eccessiva presenza di proteine, i cambiamenti microbici che ne derivano e il rilascio di derivati possano contribuire al rischio o alla progressione di queste patologie.

Che ruolo gioca la dieta nell’insorgenza della disbiosi putrefattiva?

La dieta svolge un ruolo fondamentale nell'insorgenza della disbiosi putrefattiva. Un consumo eccessivo di proteine, soprattutto quelle di origine animale, fornisce ai batteri intestinali un substrato abbondante per la putrefazione, alterando l'equilibrio del microbiota e favorendo la produzione di composti nocivi. Ciò è particolarmente evidente in coloro che seguono diete iperproteiche non bilanciate.

Quali sono i segnali che possono indicare una disbiosi intestinale putrefattiva?

Sebbene i segnali specifici possano variare, la disbiosi putrefattiva può manifestarsi attraverso sintomi gastrointestinali quali gonfiore, flatulenza maleodorante, alterazioni dell'alvo e un generale senso di malessere. A livello più profondo, si osservano infiammazione della mucosa e un aumento della permeabilità intestinale. Per una valutazione approfondita e un piano personalizzato, i nostri specialisti offrono consulenza. Può contattarci al numero 039 2914149 o scriverci all'indirizzo email info@cembio.it. Un approfondimento metabolomico intestinale può fornire indicazioni preziose.

Come è possibile gestire o prevenire la disbiosi intestinale putrefattiva?

La gestione e la prevenzione della disbiosi intestinale putrefattiva si basano principalmente su un'attenta revisione della dieta, moderando l'apporto di proteine, in particolare quelle animali, e privilegiando un equilibrio nutrizionale che supporti un microbiota sano. È consigliabile consultare professionisti per un piano alimentare e uno stile di vita personalizzato. Per ricevere un supporto mirato, i nostri specialisti sono a sua disposizione. Non esiti a chiamarci al 039 2914149 o inviare una email a info@cembio.it. Un approfondimento metabolomico intestinale può essere parte del percorso.

Dove posso trovare ulteriori informazioni o supporto per la disbiosi intestinale putrefattiva?

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